Filtro antiparticolato cos'è e come funziona

FILTRO ANTIPARTICOLATO COS’È E COME FUNZIONA: SCOPRIAMOLO INSIEME

Filtro Antiparticolato cos’è e come funziona questo fondamentale componente presente nelle nostre vetture deputato all’importantissimo compito di riduzione del particolato presente nei gas di scarico? Andiamo con ordine…

Possiamo immaginare il Filtro antiparticolato, conosciuto con la denominazione FAP o DPF, come una “trappola” per le particelle di particolato (PM10).

IL PARTICOLATO PM10 è un insieme di sostanze microscopiche volatili altamente inquinanti e cancerogene prodotte dalla combustione del gasolio.

Il FAP è stato concepito per la prima volta dal gruppo PSA nel 2000. Venne subito proposto alle altre case automobilistiche che apprezzarono  la sua validità poiché in grado di ridurre a meno di un millesimo la quantità di particolato emesso dallo scarico dei motori Diesel.

RICORDIAMO CHE il FAP è presente sulle vetture diesel sin dai modelli Euro 4, ma solo con i limiti più stringenti sul particolato imposti dalle Euro 5 è diventato di fatto obbligatorio.

Filtro Antiparticolato cos’è e come funziona

Il filtro antiparticolato è un filtro ceramico dotato di canali e celle alveolari che viene installato lungo la linea di scarico per raccogliere le particelle di PM10 attraverso un elemento filtrante prevalentemente in carburo di silicio. Assomiglia a un catalizzatore ma, a differenza di questo, ha la sezione di ingresso che sembra una scacchiera. Accanto ad ogni apertura vi è un condotto chiuso.

In questo modo il gas di scarico viene obbligato a entrare in un condotto la cui estremità opposta risulta chiusa e pertanto è costretto a oltrepassare le pareti che, porose, trattengono le particelle di particolato e quelle più piccole ad esso unite. Il blocco continuo di queste particelle comporta, nel tempo, l’intasamento del filtro.

filtro antiparticolato cos'è

 

Per liberarsi delle particelle intrappolate, il filtro esegue quella che in gergo viene definita una “rigenerazione”.

Che significa che il filtro si “rigenera”?

Grazie a un software di monitoraggio la vettura dotata di filtro antiparticolato è in grado di rilevare il grado di otturazione e, se necessario,  dare il via alla pulizia.

LA PULIZIA DEL FILTRO ANTIPARTICOLATO avviene attraverso la combustione delle polveri che vengono trasformate in anidride carbonica e ossido di carbonio a temperature che vanno dai 450 ai 650 °C in base al sistema di rigenerazione.

L’innalzamento della temperatura viene eseguito, per la maggior parte dei sistemi, tramite le cosiddette post- iniezioni. Nello specifico, a seguito del normale ciclo di combustione, gli iniettori rilasciano del gasolio la cui azione viene a concretizzarsi fuori dal cilindro portando appunto le temperature a valori necessari per la combustione del particolato accumulato nel filtro.

Alcuni impianti invece, come ad esempio quello della Toyota Rav 4 o quello della Nissan Qashqai 1.5 dci euro 5, presentano lungo la linea di scarico un apposito iniettore che assolve alle funzioni sopra indicate, definito solitamente “il quinto iniettore”.

FAP o DPF che differenza c’è?

Attualmente esistono due tipologie di filtro antiparticolato:

  • FAPFiltre à Particules, brevetto francese di Citroën & Peugeot
  • DPFDiesel Particulate Filter, adottato dalla maggioranza delle case costruttrici

LA DIFFERENZA tra i due filtri è il sistema che adottano per autopulirsi o autorigenerarsi.

IN BREVE: nel DPF la pulizia avviene grazie a post iniezioni che consentono di innalzare la temperatura di rigenerazione oltre i 650 °C. Nel FAP queste temperature di rigenerazione risultano essere più basse (da 450° in su) grazie all’utilizzo di un apposito additivo (la Cerina).

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